Zucchero e grassi danno dipendenza?

Zucchero e grassi danno dipendenza?

Osservando il mio rapporto con il cibo, ho iniziato a domandarmi se lo zucchero, al pari della nicotina o dell’alcool, creasse dipendenza. Il dubbio è sorto nel momento in cui ho realizzato che spesso durante la giornata mi capita di desiderare alimenti o bevande contenenti zucchero e di scambiare così la gola per fame con conseguenze nefaste sul lavoro del mio dentista.

In fondo come resistere durante la pausa caffè, dopo ore passate davanti ad un computer tra clienti tracotanti, ad un’invitante Fiesta Ferrero e un fumante Tè al limone solubile?

Recentemente, leggendo alcuni articoli pubblicati su wordpress.com sono incappato in un commento di un nutrizionista che sentenziava: “per disintossicarsi dallo zucchero occorrono due settimane d’astinenza“. Non so quanto questa affermazione fosse basata su evidenze scientifiche o empiriche, ma sta di fatto che mi ha suggestionato a tal punto che già m’immaginavo seduto nel cerchio della verità dell’anonima zuccheromaniaci, mentre confessavo un avido morso ad un cioccolatino ripieno di crema alla nocciola.

Al di là delle battute, ho fatto una ricerca in rete trovando parecchi articoli sul tema, una parte di questi sono d’indubbia valenza scientifica altri invece sono pura spazzatura mediatica.

La mia attenzione si è concentrata su un lavoro pubblicato da un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Priceton che hanno cercato di dimostrare, attraverso un modello animale come lo zucchero stimola le stesse aree del cervellosolleticate” dagli stupefacenti, dall’alcool e dalla nicotina.

In “Evidence for sugar addiction: Behavioral and neurochemical effects of intermittent, excessive sugar intake” i ricercatori si sono posti una semplice domanda: può lo zucchero in alcuni casi dare dipendenza?

Per dimostrare questo teorema, hanno preso un gruppo di topi e ogni giorno, dopo una notte passata a digiuno, gli hanno somministrato dosi elevate di acqua zuccherata.

Nel giro di tre settimane, gli animali hanno cominciato a dare segni di impazienza e frenesia incontrollabile, segnali quest’ultimi, tipici di una crisi di astinenza.

Parallelamente ad un secondo gruppo di topolini, dopo essere stati nutriti per un periodo a base di zucchero, sono stati costretti a passare alcune settimane senza più riceverne.

Quando lo zucchero è stato nuovamente reintrodotto nell’alimentazione, l’ignara progenia di Minni e Topolini, ne consumavano molta più di prima.

Gli scienziati hanno verificato che l’eccesso di zucchero provoca un rilascio di dopamina in un area specifica del cervello, chiamata nucleus accumbes , destinata alla motivazione e alla ricompensa. La stessa area del cervello è coinvolta nei casi di dipendenza da droga.

Ti risparmio i dettagli delle verifiche incrociate tra i vari gruppi di controllo e lo studio effettuato sovrapponendo diverse dipendenze compiuto somministrando anfetamine a quei poveri topi, piuttosto ti riporto una interessante interpretazione riportata nel capitolo conclusivo del documento che fa notare come il comportamento abbuffata, ritiro e desiderio sia simile anche nell’uomo soprattutto in coloro che soffrono di obesità e/con disturbi alimentari come il binge eating ( di cui ho già parlato nell’articolo Fame emotiva: quando il cibo nutre le emozioni e fa aumentare il girovita )

Per fortuna in un secondo articolo pubblicato da repubblica si legge: ” sembra comunque che affinché il meccanismo di dipendenza si attivi sia necessario assumere dosi massicce di zuccheri. Dunque non preoccupatevi se amate il dessert di fine pasto” – in quanto nel nostro cervello ci sono diversi livelli di controllo, quindi non basta solleticare questo misterioso nucleus accumbes per risultare automaticamente dipendenti da cibo, alcool, sesso o gioco d’azzardo – poi l’articolo continua con un importante suggerimento che metterò in pratica a breve “secondo una ricerca dei laboratori di ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano, 6,7 grammi di cioccolato al giorno rappresentano infatti la quantità ideale per proteggerci da infiammazioni e malattie cardiovascolari“.

Meno male l’ho scampata per ora non parteciperò a nessun appuntamento dell’anonima zuccheromaniaci. In conclusione lo studio ha tracciato un indirizzo su una nuova linea di ricerca, utile per comprendere soprattutto i meccanismi di certi disturbi alimentari ed ha confermato l’origine multifattoriale di tali malattie.

Attenzione cari miei follower, durante queste interessanti letture ho trovato una ennesima dipendenza che merita d’essere investigata il ciccololismo,  dall’inglese chocoholism, ovvero la dipendenza da cioccolato Ed io sento già d’esserne affetto!

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