Amsterdam: visita al Rijksmuseum e mele fritte in Concertgebouweplein

Amsterdam: visita al Rijksmuseum e mele fritte in Concertgebouweplein

Un fine settimana di sport e relax a Amsterdam. Oggi la capitale olandese ci regala una bellissima giornata di sole e un cielo privo di nuvole. La luminosità ideale per catturare con l’obiettivo della macchina fotografica i brillanti colori di questo autunno olandese.

Salutiamo e ringraziamo il personale dello SPA Zuid Sport Hotel per l’accoglienza ricevuta e ci spostiamo in direzione Museumplein, l’ampio spazio verde che accoglie tre dei principali complessi museali di Amsterdam.

Frittelle di mele al Concertgebouweplein

Arriviamo da Concertgebouwplein e subito notiamo, nell’angolo destro dell’ampio prato verde che introduce al complesso museale del Rijksmuseum, un baracchino con una bionda attempata signora olandese intenta a friggere gli Oliebollen e le Appelbeignets, due piatti tipici dei paesi bassi; i primi sono dolci simili ai bomboloni, fatti con una pastella a base di farina, uova, lievito ( o birra ) e latte, mentre i secondi sono delle frittelle tonde ripiene di mela servite con generoso zucchero a velo o cannella.

Mossi dal’incontrollabile desiderio di sperimentare, per poi ovviamente raccontare sulle pagine di questo blog, le sensazioni papillari prodotte da questi piatti tipici della cucina di strada olandese, decidiamo con altruistica generosità di sacrificarci acquistando entrambe le golosità. Risultato del test: tutto davvero molto buono.

Rimpinzati come tacchini americani in prossimità del thanksgiving ci dirigiamo verso l’ingresso del Rijksmuseum. Avendo acquistato i biglietti tempo prima sul sito del museo saltiamo la code alla biglietteria e accediamo velocemente all’esposizione.

Visita al Rijksmuseum

Il Rijksmuseum possiede la più grande collezione di opere d’arte del periodo d’oro dell’arte fiamminga e una considerevole collezione di arte asiatica frutto del periodo coloniale quando i Paesi Bassi erano una potenza marittima e commerciava prodotti provenienti dalle Antille al Borneo.

L’edifico è stato costruito intorno al 1870 su disegno di Pierre Cuypers che propose una stile gotico rinascimentale, sempre in quegli anni ulteriori concorsi assegnarono al pittore B. van Hove la produzione dei decori interni, allo scultore J.F. Vermeylen la realizzazione delle statue e a W.F. Dixon il disegno delle vetrate.

Negli anni successivi il complesso museale fu più volte modificato e ampliato fino a giungere, nel 2003, alla sua attuale configurazione, frutto del lavoro degli architetti spagnoli Antonio Cruz e Antonio Ortiz che rimossero il cortile interno dando vita ad uno spazio ipogeo dove trovano collocazione il book shop, la caffetteria, la biglietteria e il guardaroba.

Il percorso museale si articola in 80 sale con più di 8.000 opere che raccontano la storia dei Paesi Bassi dal Medioevo ai giorni nostri. Oltre a capolavori di artisti come Rembrandt e Vermeer si possono ammirare modellini di navi, sculture, ritrovamenti archeologici, abiti, armi, stampe, gioielli, fotografie, porcellane e pezzi del design industriale del novecento, nonché filmati degli anni sessanta che illustrano le colossali opere di ingegneria idraulica realizzate dopo la grande inondazione del Mare del Nord del 1954.

Quasi a suggerire che il legame tra il mare e gli olandesi, nella sua antitetica veste creazione/distruzione, sia da sempre il motore propulsivo delle dinamiche economiche, sociali ed artistiche del popolo olandese.

E’ stato toccante poter osservare dal vivo capolavori che fino allora avevo conosciuto solo attraverso i libri scolastici come la lattaia, la Ronda di Notte, il cigno minacciato, ma ancor più emozionante è stato ritrovarmi a tu-per-tu con il prototipo della sedia rossa e blu di Gerrit Rietveld o ammirare i disegni del progetto di riqualificazione del porto di Rotterdam di Aldo Rossi.

Visitando il museo, soprattutto nella sezione dedicata all’Asia e all’Indonesia, si comprende che gli olandesi non furono un popolo pacifico dedito al commercio, nel seicento s’ammazzarono tra di loro durante la guerra dei trent’anni e una volta raggiunta l’unità nazionale iniziarono a combattere contro gli inglesi e gli spagnoli per il controllo delle rotte commerciali.

Inoltre perpetrarono diverse barbarie nei confronti dei popoli dei territori colonizzati. Ad esempio nel 1859 presero il controllo del sultanato del Banjarmasin, requisirono un diamante grezzo di 70 carati appartenuto al sultano Panembahan Adam van Banjarmasin, lo portarono ad Amsterdam e procedettero al taglio.

La gemma di 36 carati è esposta nel museo.

Chiusa l’ampia visita ai capolavori fiamminghi e affini, spendiamo il resto della giornata a spasso per le vie del centro cittadino. Dal Dam, attraverso un dedalo di vicoli già addobbati per il prossimo Natale, ci spostiamo verso la Stazione Centrale, poi ancora lungo sumatrakade, costeggiano il mare interno, fino ad arrivare NEMO, il museo della scienza progettato da Renzo Piano, dove è possibile salire sul tetto inclinato dell’edificio ed ammirare un bellissimo panorama della città; infine ancora lungo uno degli innumerevoli canali fino a Concertgebouwplein per riprendere l’autobus che ci porterà alla stazione di Zuid, da dove poi raggiungeremo l’aeroporto per rientrare in Italia.

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