Diario di un ex obeso: la paura fa 90!

Diario di un ex obeso: la paura fa 90!

Quanto è passato dall’ultimo episodio del Diario di un Obeso? Un mese! Avete sentito la mancanza di questa rubrica? Andiamo al sodo della questione, ho finalmente raggiunto i 90 Kg.  Sono passato in poco più di tre mesi dal livello obesità lieve al più tranquillizzante sovrappeso. Ma non mi fermo qui.

Perché nella mia testa, c’è fin dall’inizio di questo percorso, l’obiettivo di vedere la lancetta della bilancia posizionarsi sul numero 85. Un peso che seppur ancora nella fascia del sovrappeso, ritengo adeguato in quanto più magro non mi riconosco e non piaccio. Lascio ai numeri il meritato compiacimento.

Data Peso Massa Grassa Massa Magra Acqua Massa Ossea BMI Torace Girovita
22/08 101,5 37,8 31,7 49,9 12,4 31,3 116 105
2/12 90 28,5 37,7 51,2 11,4 27,8 109 93

 

Prima di abbandonarti, in attesa del prossimo articolo sul tema, volevo condividere con te alcune considerazioni che ho avuto modo di scoprire e consolidare durante questo processo di acquisizione di una nuova consapevolezza su cibo, mente e corpo.

L’obesità e il sovrappeso, al di là di conclamate malattie fisiche o psichiche, derivano da una cattiva educazione alimentare. Conoscere anche solo sommariamente l’apporto nutrizionale e calorico degli alimenti, è fondamentale per attuare una strategia alimentare che permetta una accurata selezione dei cibi che quotidianamente consumiamo nel rispetto del bilancio calorico. Io lavoro come molti lontano da casa, non ho tempo per lunghe colazioni, a pranzo mangio nei bar e spesso alla sera o nei fine settimana sono a cena da amici oppure al ristorante. Durante questi mesi non mi son mai limitato, ad esempio se avevo programmato una serata in pizzeria, oltre a scegliere una classica verdure grigliate, per il pranzo mi gustavo ad un piatto di bresaola e rucola, sempre nel rispetto della formula: “quanto entra dev’essere pari a quanto si consuma“. Leggi l’articolo sulla mia settimana tipo

Dimagrire è prima di tutto motivazione. Il perché lo faccio non dev’essere qualcosa di effimero anzi deve affondare le proprie radici nel profondo della propria personalità. Nel mio caso la spinta è stata data dall’età, dalla condizione famigliare e da un sano spirito di autoconservazione. Mi spiego. Ho quarant’anni, non sono sposato e non credo che avrò mai dei figli ed ho alle spalle una storia famigliare di malattie cardiovascolari e diabete. Tre aspetti che mi hanno fatto ragionare sul concetto: voglio mantenermi in salute più a lungo possibile, perché forse dovrò cavarmela da solo.

Muoversi. L’attività fisica è fondamentale per riattivare l’organismo, bruciare le calorie e sentirsi meglio. Non ci s’improvvisa maratoneti o fondisti del nuoto, si può iniziare con una semplice camminata. Ad esempio provando a muoversi con i mezzi per raggiungere il luogo di lavoro,  decidendo in pausa pranzo di andare a mangiare un panino al bar, oppure se si ha la fortuna di possedere un amico a quattro zampe portandolo fuori a spasso più spesso la sera. Perché un’ora di camminata sono 200 Kcal consumate!  Nel mio caso ho abbandonato il nuoto – ma solo temporaneamente – per dedicarmi al running e giorno dopo giorno ho fissato obiettivi sempre più sfidanti ma sempre alla mia portata e sono arrivato a percorrere 10km.  leggi l’articolo dei mie primi 10Km ad Amsterdam.

Sapere guardarsi dentro. Affrontare con assoluta trasparenza e sincerità i propri grovigli emotivi. Capire quali sono gli stati d’animo o le situazioni stressogene che ci spingono a mangiare senza controllo. Io ho imparato, osservando ciò che provavo prima di una abbuffata,  che il sentimento scatenante il desiderio di cibo era la rabbia. Rabbia che deriva principalmente dalla situazione lavorativa, in quanto devo confrontarmi quotidianamente con una persona particolarmente debordante e propensa alla polemica costante. Rabbia che da sempre, essendo mio padre particolarmente iracondo, è stata considerata a livello famigliare come un sentimento sconveniente da non manifestare, “Non vorrai diventare come tuo padre” diceva mia madrePurtroppo non si possono prendere i sentimenti, avvolgerli nel cellophane attorno ad un sasso e buttarli in fondo al pozzo. La repressione chiede un contrappasso e nel mio caso lo spirito guerrier ch’dentro mi rugge veniva ( o viene chissà se ho imparato ) soffocato con montagne di cibo. Leggi l’articolo sulla fame emotiva

Spero di non averti annoiato con questa sequela liturgica del “cosa ho imparato”.
A presto su queste pagine. Carlo e ricordati di fare mi piace alla pagina facebook di Oplà! Ti fa bene

 

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