Trekking in alta val Trebbia: Bobbio, San Cristoforo e le Cascate del Carlone

Trekking in alta val Trebbia: Bobbio, San Cristoforo e le Cascate del Carlone

Questo articolo si legge in 5 minuti – la colonna sonora è: Teka P – Caragna No ascolta

Oggi vi racconto di una brevissima escursione nell’alta val Trebbia. Ci troviamo a Bobbio, sugli appennini liguri in provincia di Piacenza per una giornata di trekking . Attraverso la valle del torrente Carlone raggiungeremo le omonime cascate termali. Una passeggiata di qualche ora tra faggeti e una ambiente poco popolato.  Torno sempre con piacere in val Trebbia perché queste vallate mi mettono sempre di buon umore, saranno i colori delle pietre, il verde della vallata illuminata dal sole, lo “struscio” per le vie del centro di persone sempre sorridenti, oppure il buon cibo che si può gustare nelle numerose trattorie della zona. Insomma non conosco il motivo esatto ma sta di fatto che io qui sto davvero bene. Ma partiamo subito con la descrizione del tragitto.

DA BOBBIO A SAN CRISTOFORO

Una volta prese le cibarie, scendiamo lungo via Genova fino a incrociare la strada statale N.45, svoltiamo in direzione Genova e dopo  circa 50 metri rientriamo nuovamente per posteggiare l’auto nel piccolo parcheggio di piazzale Ettore della Cella, da qui zaini in spalla e imbocchiamo via del Bargo che in circa 6 Km e 370 metri di dislivello ci porta alla frazione di San Cristoforo ( qui la pagina Facebook ).

La strada comunale è ad una sola corsia e s’arrampica lungo un promontorio chiamato Monte Santo, attraversa diversi faggeti offrendo di tanto in tanto qualche scorcio sulla valle sottostante e il bellissimo ponte romano che attraversa il fiume Trebbia.

Raggiungiamo in meno di mezz’ora l’abitato di San Cristoforo. All’ingresso della frazione ci danno il benvenuto le uniche due persone che risiedono stabilmente nel paesello, una coppia di anziani, fratello e sorella che non perdono tempo e ci domandano se siamo interessati ad assaporare i loro squisiti formaggi o la famosa e gustosissima coppa piacentina. Decliniamo momentaneamente l’invito promettendo che ci fermeremo sicuramente al nostro ritorno.

Percorriamo i suggestivi viottoli del vecchio centro abitato fino a raggiungere la chiesa, costruita nel 1910 nel punto più alto del paese, da dove si può ammirare una vista panoramica  della valle del Carlone.

Lungo la mulattiera che dall’ingresso della frazione porta alla chiesa nuova, s’incrocia un’abitazione, ormai disabitata, con un ampio muro ricurvo privo di finestre, la cui forma ricorda il perimetro esterno dell’abside di una chiesa. Leggendo le informazioni riportate su wikipedia ( scopri di più ) ho scoperto che fino al 1.600 in questo luogo vi era il monastero con parrocchia dedicato a San Giacomo.

Lasciamo San Cristoforo e al secondo tornante imbocchiamo il sentiero CAI N.160  (segnavia bianco-rossi),

da san cristoforo alle cascate del carlone

Il sentiero si presenta inizialmente pianeggiante e attraversa alcuni boschi di faggi e querce,  per poi risalire lungo il crinale della montagna con numerosi scorci sulla selvaggia valle del torrente Carlone.

Numerosi muri a secco e alcuni ruderi testimoniano la presenza in passato di una fiorente attività agricola dedicata all’allevamento e alla coltivazione di piante officinali per il vicino monastero di San Colombano a Bobbio.

Giunti a metà percorso, s’inizia  a sentire lo scroscio delle acqua del torrente che corre verso valle sulla sinistra del senso di marcia. Giungiamo ad un bivio e imbocchiamo la strada bassa e poco distante sulla sinistra ritroviamo a fune che permette di scendere agevolmente alla base della cascata termale del Carlone.

In questo tratto il torrente effettua tre salti, tra il primo e il secondo si è creata una sorta di piccola piscina naturale dove è possibile rinfrescarsi, fermarsi per mangiare qualcosa o rinforzare la tintarella con dei rilassanti bagni di sole; come è possibile seguendo un sentiero che si apre in mezzo ai rovi, raggiungere la base della cascate ed ammirare il triplo salto delle acque.

Ci fermiamo sulle rive del torrente dove ci accampiamo per pranzare e scattare qualche foto di questo ambiente davvero suggestivo.

Verso la cascata alta del carlone

Dopo aver cenato ripartiamo, raggiungiamo il bivio iniziale e questa volta prendiamo la strada alta che risale lungo il lato destro della montagna per poi riscendere fino a livello del torrente. A questo punto occorre per poter arrivare alla base della cascata alta del Carlone occorre guadare il torrente, risalire sul versante sinistro per poi riscendere e costeggiare il rigagnolo d’acqua fino a raggiungere la cascata.

MERENDA A PASSO PENICE E QUALCHE FOTO A PENICE VETTA

Ritorniamo a San Cristoforo e l’arzilla coppia di anziani ci aspetta davanti l’uscio di casa per riprendere da dove avevamo interrotto e così mi convincono ad acquistare due formagelle e un salame ben stagionato, che ci siamo gustati la sera stessa a casa per cena. Posso solo esclamare: “Strepitoso!“.

Ringraziamo e scendiamo per riprendere l’auto. Decidiamo così di percorrere i quasi dieci chilometri che ci separano dal Passo del Penice ( scopri cos’è ) il valico che mette in comunicazione la val Trebbia con la valle Staffora che si trova a 1.460 metri sul livello del mare.

Sul piazzale del passo, luogo di ritrovo di numerosi motociclisti, s’affaccia una trattoria Lo Scarpone dove è possibile gustare un ottimo tagliere di salumi piacentini e pavesi, annaffiati da una fresca birra alla spina; nei mesi invernali è piacevole desinare all’interno con piatti a base di pisarei e faso ( leggi la ricetta di Oplà ), polenta e funghi porcini come se non ci fosse un domani.

Dopo la merenda ci dirigiamo verso la vetta del Monte Penice che dista circa 3 chilometri dal passo. Il percorso è una lunga strada asfaltata che attraversa la zona militare e le antenne della tivvù di stato per poi raggiungere il santuario della Madonna, costruito nel VII secolo lungo l’antico sentiero medievale che sale da Bobbio passando per la Moglia e San Cristoforo, nella valle del Carlone. In giornate serene è possibile persino scorgere, dietro le vette sul confine, vette dell’Oberland bernese come la caratteristica piramide sghemba del Finsteraarhorn.

Se ti è piaciuto il racconto commentalo sulle pagine di questo blog o condividilo sulle tue pagine social e ricordati di fare Mi piace sulla pagina Facebook di Oplà! ti fa bene

Vota l'articolo:

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...



Rispondi


Utilizziamo gli identificativi dei dispositivi per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Inoltre, forniamo tali identificativi e altre informazioni relative ai dispositivi che utilizzi alle agenzie pubblicitarie, agli istituti che eseguono analisi dei dati web e ai social media nostri partner. per maggiori informazioni | chiudi