Cena nel frutteto, emozioni, luci, suoni e prodotti a filiera corta

Cena nel frutteto, emozioni, luci, suoni e prodotti a filiera corta

Siamo all’agriturismo “il Cascinetto” a Salvirola, un piccolo comune a pochi chilometri da Crema, dove Alessandra, Marco, Marta e Andrea accolgono i loro ospiti con un bellissimo sorriso per regalargli poi un’inaspettata e indimenticabile esperienza.

La tavola è apparecchiata sull’aia del vecchio cascinale oppure tra gli alberi di mele del frutteto, la cucina propone un menù semplice e gustoso, dove i piatti della tradizione gastronomica della valle del Po sono preparati con ingredienti prodotti in loco o a chilometro zero.

 

Carne e uova di struzzo nella cucina lombarda

Al “il Cascinetto”  ( vai al sito ) la carne o le uova di struzzo sono presenti in tutte le portate del menù. Si possono gustare insaccati, salumi, frittate, torte salate, roast-beef all’olio del Garda, carpaccio con scaglie di Grana Padano e ancora lasagne, tagliatelle, risotti, filetti, salamelle alla griglia, costine e per finire crostate di mele o albicocche, panna cotta ed altre bontà dolci.

Non solo struzzo! In alternativa il cascinetto propone un’interessante  menù popolano con salumi e formaggi locali, carne salata con pesche, ravioli di magro bergamaschi, grigliata di manzo e dolci.

Mentre per i veri intenditori del gusto c’è l’agrifocaccia servita con zucchine, roast-beef, Salva Cremasco e granella di pistacchio oppure crema di peperoni, pancetta e scaglie di Grana Padano.

In occasioni delle serate speciali e della stagionalità dei prodotti la proposta gastronomica varia arricchendosi di nuove ricette italiane e non.

Riscoprire la cascina lombarda

Nel corso degli anni il “cassinale” è stato ristrutturato e adattato alle mutevoli esigenze della produzione, vendita dei prodotti agricoli e dell’accoglienza della clientela.

Un riuso consapevole e rispettoso degli spazi che permette di rivivere la cascina lombarda: la casa colonica, la stalla, il fienile, l’aia e chissà magari da qualche parte nascosti ci sono ancora i manufatti della porcilaia o della colombaia.

Al “Il Cascinetto” non troverete un ulivo strappato dalle terre del sud e trapiantato in una aiuola con il prato all’inglese. Qui le travi in legno dei soffitti sono curvate dal peso di chissà quante stagioni di fieno maggese e sbiancate da decenni di sole e intemperie.

Le pareti fuori piombo, rivelano nelle sbeccature della calce, la trama dei mattoni pieni o delle volte a sesto ribassato delle porte e delle finestre.

La vecchia aia, oltre a garantire uno spazio dove mangiare all’aria aperta sotto un cielo di stelle, è ancora luogo di fatica e lavoro come lo dimostrano le cataste di ceste per la raccolta delle mele.

Certo le facciate degli edifici della cascina non sono più di quel bel colore giallo milano d’antan che nel settecento punteggiava la pianura della bassa tra il Ticino e l’Adda, ma ce ne facciamo una ragione, a “il Cascinetto” si può perdonare tutto.

 

Il Cascinetto a Salvirola
Il Cascinetto a Salvirola

 

Cena nel frutteto a caccia di stelle cadenti

In occasione della notte di San Lorenzo, l’energica Marta ha organizzato una cena tra i filari del frutteto del cascinale. Un’esperienza magica tra sapori, musica, cibo e natura. Non vi annoio con i dettagli in quanto penso che possano bastare le seguenti immagini per trasmettervi le emozioni provate.

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I contadini raccontano il territorio

Mi permetto un commento a margine. Non è facile fare impresa nel settore primario: l’incertezza della collocazione dei prodotti agricoli, la stagnazione dei prezzi, i margini sempre più esigui, le complessità normative e burocratiche, l’impossibilità d’accedere a fondi per l’investimento e un mercato della domanda pilotato dalla grande distribuzione sono solo alcune delle innumerevoli difficoltà che incontrano quotidianamente i contadini di oggi.

Poi ci siamo noi, consumatori “sbadati” disposti a spendere fino a 1.000 euro per un telefonino ma guai a pagare più di 3 euro un pollo, già eviscerato, cotto e confezionato costare al supermercato.

Insomma una situazione davvero difficile che obbliga i giovani imprenditori agricoli a diversificare la produzione e ad offrire servizi ma soprattutto esperienze in grado di attirare l’attenzione dei consumatori e garantire così una maggiore redditività laddove i prezzi fissati dal mercato impongono un ribasso non sempre sostenibile.

Pensare che i contadini siano semplici produttori di cibo è un grossolano errore di valutazione.
Gli agricoltori di oggi, con il loro lavoro giornaliero conservano territorio, presidiandolo, curandolo e raccontandone l’eccellenza.

Agricoltura biologica, rispetto per l’ambiente, cultura ed attenzione per il cibo sono i temi che i piccoli imprenditori agricoli quotidianamente s’impegnano a portare avanti, e noi consumatori abbiamo il compito di sostenerli per riappropriarci di una consapevolezza che l’economia del consumo di massa ci ha fatto dimenticare.

 

 

 

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