Le rovine del palazzo reale di Sigiriya, il buddha di Avukana e il lago di Kala Wewa. Viaggio in Sri Lanka

Le rovine del palazzo reale di Sigiriya, il buddha di Avukana e il lago di Kala Wewa. Viaggio in Sri Lanka

Lasciamo Kalpityia e ci dirigiamo verso Kandy dove pensiamo d’arrivare in tarda serata in quanto contiamo di fermarci a Avukana per ammirare ciò che viene considerato come uno dei migliori esempi di statue che raffigurano il Buddha in piedi dell’antico Sri Lanka, Kala Wewa un bacino idrico costruito nel quinto secolo dopo Cristo e raro esempio di ingegneria idraulica, il parco archeologico di Sigiriya e infine i templi di Dambulla. Giornata piena, si parte!

Percorriamo abbastanza velocemente il tratto di strada che collega Kalpityia a Puttalam, poi proseguiamo per Anuradhapura e passata la cittadina di Saliyawewa svoltiamo in direzione Tabuttegama lungo una strada secondaria che attraversa distese interminabili di risaie con scorci di vita contadina davvero suggestivi.

Una volta raggiunta la piccola cittadina di Avukana parcheggiamo nello spazio antistante il tempio e dopo una breve scalinata ci ritroviamo davanti ad una improvvisata biglietteria dove paghiamo 400 rupie (circa 3 euro) a testa per poter accedere al monumento.

La statua, realizzata intorno al quinto secolo avanti Cristo per volere del Re Dhatusena di Anuradhapura, è alta circa 12 metri ed è stata scavata interamente dall’antistante facciata di granito.

I piedi del Buddha appoggiano su un grande fiore di Loto, mentre le mani nel gesto della non paura ( abhaya mudrā ), accolgono visitatori e fedeli. Recentemente è stata costruita una immensa tettoia in lamiera per preservare la scultura che, a mio avviso oltre ad essere davvero brutta, limita la percezione della mole dell’opera d’arte.

Lasciamo Avukana e dopo una quindicina di minuti stiamo già percorrendo l’argine meridionale di Kala Wewa, un immenso bacino idrico artificiale costruito nel quinto secolo dopo Cristo per decisione de Re Dhatusena e tutt’oggi utilizzato per portare acqua alle vicine risaie.

Colpiscono l’estensione del lago artificiale e l’altezza dei terrapieni costruiti in un’epoca dove non esistevano mezzi meccanici.

Qui ci fermiamo e mangiamo in un baracchino allestito sul ciglio della strada pannocchie bollite e una frittella di pasta di pana imbottita con una salsa al peperoncino piccantissima. Proseguiamo per Sigiriya.

Il parco archeologico di Sigiriya, è considerato da alcuni  l’ottava meraviglia del mondo, ed è composto: dall’antico palazzo eretto da re Kasyapa nel sesto secolo dopo Cristo sulla sommità di una roccia che si erge a strapiombo sulla pianura circostante per quasi 400 metri d’altezza; dai resti di una monumentale Porta dei Leoni costruita su un terrazzamento posto a circa due terzi dell’altezza totale; da un muro di affreschi visibile lungo le scalinate d’accesso alla sommità del monte e infine fossati, mura e giardini che si estendono per centinaia di metri oltre il bordo della roccia.

Giunti nel parcheggio del parco, scansiamo improbabili guide che si propongono come massimi esperti della storia locale, paghiamo il biglietto d’ingresso ( 7.000 rupie circa 30 euro) e ci dirigiamo verso all’ingresso vero e proprio seguiti da un gruppo di scimmie attratte da un sacchetto di verdure che penzolava dal mio zaino.

Il percorso museale si snoda attraverso una prima cerchia di fossati, per poi giungere – dopo aver camminato tra i giardini del palazzo – ai piedi del pendio.

Qui inizia una prima rampa di scale che s’inerpica lungo la parete rocciosa fino a giungere al corridoio degli affreschi, superato il quale si giunge ad una terrazza dalla quale poi ci si può arrampicare verso la cima della roccia utilizzando la Porta dei Leoni, ora ridotta ad un paio di zampe.

Una volta giunti in cima si possono ammirare le rovine, o meglio il tracciato delle fondamenta del palazzo reale, le cisterne utilizzate per la raccolta dell’acqua piovana, i terrazzamenti forse utilizzati per coltivare cereali e lo spettacolare panorama che domina l’intera vallata.

Tempo di scendere e di completare la visita con la sala delle udienze e la grotta del cobra, poi si riparte in direzione Dambulla.

Purtroppo giungiamo a Dambulla oltre l’orario di chiusura del complesso archeologico e ci dobbiamo accontentare di visitare il tempio di recente costruzione. Pazienza sarà per la prossima volta.

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