Yala National Park tra Elefanti, Leopardi e Pavoni. Viaggio in Sri Lanka

Yala National Park tra Elefanti, Leopardi e Pavoni. Viaggio in Sri Lanka

Oggi sveglia alle 4.30, una rapida stiracchiata, qualche sbadiglio, una doccia veloce e siamo subito pronti a salire sull’auto del fidato Perera per raggiungere lo Yala National Park, una riserva naturale dove è altamente probabile incrociare elefanti, leopardi, bufali, coccodrilli e altri animali poco conosciuti, come le manguste dagli occhi rossi ( guarda la foto ) o le scimmie lori lento ( guarda la foto ).

Percorriamo i circa settanta chilometri che ci separano dal parco in poco meno di un’ora, compreso il tempo dedicato alla preghiera del mattino di Perera presso un improbabile tempio che pare più un casinò di Las Vegas che un luogo di culto, per l’esagerato numero di led colorati che s’accendono e spengono in sequenza, disegnando raggi che partendo dal capo di Vishu raggiungono il cielo.

Lungo il tragitto incrociamo parecchie persone che in gruppo o da sole, camminando lungo il ciglio stradale per raggiungere i luoghi di lavoro. Sono per lo più manovali, forse muratori, avvolti nei loro sarong ( guarda la foto ) con in mano il cestino del pranzo.

Intorno alle sei del mattino, finalmente il buio è scalzato dal chiarore dell’alba che s’affaccia stancamente lungo l’orizzonte colorando il cielo di un inverosimile color fucsia. Ci fermiamo ad una decina di chilometri prima dell’ingresso principale del parco per contrattare il prezzo del safari. Otteniamo per 14.000 rupie ( circa 90 euro ) quattro ore di safari, il noleggio della jeep, l’autista e biglietto d’ingresso.  Saliamo sull’autovettura. Il giovane autista ingrana la marcia e partiamo a tutta velocità per il parco tra raffiche di vento che gelano naso e orecchie.

Superato l’ingresso del parco, iniziamo a percorrere una strada sterrata color rosso mattone che taglia in due un’ampia distesa di campi punteggiati da alberi solitari. Alcuni pavoni ci danno il benvenuto mentre in lontananza intravediamo un bufalo intento a rigirarsi nel fango di una pozza d’acqua. Proseguiamo per la nostra strada quando all’improvviso ci ritroviamo fermi e incolonnati come se fossimo sulla tangenziale ovest di Milano nell’ora di punta. Le auto che si trovano in testa  iniziano a ingranare la retromarcia e a cascata anche le altre cosí tutti iniziano a muoversi all’indietro seguendo traiettorie disordinate. Non abbiamo nemmeno il tempo di realizzare cosa sia accaduto che scorgiamo in fondo alla strada la sagoma di un elefante che pacifico s’avvicina. Perera ci consiglia di nascondere le buste di plastica che contengono la nostra colazione sotto i sedili, in quando gli apparenti innocui pachidermi, hanno il brutto vizio di rubacchiare il cibo dalle jeep degli sprovveduti turisti.

Ripartiamo per poi fermarci nuovamente qualche centinaio di metri più là per lasciar passare una mamma elefante con prole. Scattiamo qualche foto e riprendiamo il tour del parco. Avvistiamo branchi di daini, un solitario varano gigante che attraversa non curante la strada, una coppia di manguste dagli occhi rossi, una scimmia che si dondola pigramente sui rami di un albero. A un certo punto il percorso incrocia un lago artificiale interamente tappezzato di fiori di loto e notiamo sull’argine roccioso un coccodrillo intento a crogiolarsi sotto i primi raggi di sole e grazie al binocolo riusciamo anche a intravvedere un leopardo disteso lungo il crinale di un promontorio roccioso poco distante da noi.

La prima parte del tour si conclude  con una passeggiata su una bellissima spiaggia che sbuca su un piccolo villaggio di pescatori, qui ci fermiamo e ci gustiamo la nostra colazione. Risaliamo sull’auto e proseguiamo lungo la via del ritorno senza incrociare più animali di grosso taglio, solo uccellini colorati, pavoni e qualche galletto.

Lasciamo Yala National park contenti dell’esperienza vissuta, paparazzati da un gruppo di giapponesi e con in testa tante bellissime immagini. Peccato l’esorbitante numero di automezzi che circolano.

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