Siracusa tra arancini di riso, panelle e tragedie greche

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Siracusa tra arancini di riso, panelle e tragedie greche

Siracusa è una città ricca di fascino e dalla storia millenaria, da queste parti sono passati greci, romani, bizzantini, normanni e francesi e questo miscuglio di culture e religioni ha profondamente segnato l’architettura, l’urbanistica, la storia e la cucina della città. Inizia da qui la tre giorni alla scoperta della trinacria.

Partiamo in perfetto orario con il volo Alialia delle 7.30 da Milano Linate e atterriamo a Catania Fontanarossa con circa venti minuti d’anticipo. Impazienti attendiamo il nostro turno al banco dell’agenzia di auto noleggio, per partire poi a tutta birra per Siracusa lungo la statale N.114. Dopo una serie di gallerie, la strada affianca la costa offrendo bellissimi scorci del paesaggio siciliano, eccezion fatta per le ciminiere dei poli industriali di Augusta e Priolo, mal celati dagli innumerevoli oleandri, ginestre o buganville che crescono a bordo strada.

Arrivati a Siracusa abbiamo qualche ci abituiamo presto alle abitudini del traffico locale dove i segnali di dare a precedenza, stop sono un poco discrezionali.

Alloggiamo agli appartamenti Medea ( visita il sito ), un piccolo e ben curato B&B a soli 2 minuti a piedi dall’ingresso del Teatro greco e ad una 15 minuti dall’isola di Ortigia. Ci accoglie puntuale come un orologio svizzero Raffaele, il proprietario della struttura, che ci  mostra il appartamento e ci omaggia con un generoso colmo di prodotti per la colazione.

Abbandoniamo l’auto e ci incamminiamo per il centro cittadino. Appena imbocchiamo via Gelone rimaniamo rapiti dalla vetrina di una panetteria che espone succulenti arancini di riso, quale miglior occasione per celebrare il ritorno in terra sicula dopo sei anni d’assenza: scegliamo il classico  ragù e piselli e prosciutto e burro. Davvero spettacolari.

Giungiamo a Ortigia e la nostra visita alla «più grande e la più bella città greca» come diceva Cicerone nel I secolo a.C., inizia con sguardo ai resti della porta Urbica  e a ciò che rimane delle antiche fortificazioni greche dell’isola. Nelle immediate vicinanze si ergono le quattro colonne in stile dorico del Tempio di Apollo, ma la nostra attenzione è quasi subito catturata dal mercato rionale che si apre lungo le vie che sbucano sul grande piazzale. Pomodori pachino secchi, capperi di Pantelleria, origano, mandorle e pistacchi, per non parlare delle olive, del pesce fresco, molluschi vari e una infinità di formaggi, insomma un vero paradiso per i golosi e noi decisamente lo siamo!

Proseguiamo costeggiando il perimetro dell’isola, incrociamo la spiaggia di Cala Rossa, la nuova facoltà d’Architettura e infine approdiamo lungo via Alfeo alla famosa alla fonte Aretusa. La legenda narra che «un giorno Aretusa per rinfrescarsi dopo la caccia, si bagnò nel fiume Alfeo il quale folgorato d’amore per la venusta ninfa, assunse sembianze umane inseguendola. Artemide accorse in aiuto, trasforma Aretusa in fonte, bissandola sotto terra e facendola riaffiorare nell’isoletta di Ortigia».

Attraversiamo poi un dedalo di stretti vicoli e giungiamo alla abbagliante piazza del Duomo. La basilica cristiana venne costruita sul preesistente tempio di Atena di cui conserva ancora le dieci colonne doriche incassate nello spessore della parete esterna adiacente a piazza Minerva.  La facciata della chiesa è stile rococò assunse questo aspetto dopo il terremoto del 1693. Lungo tutti i lati della piazza s’affacciano meravigliosi edifici barocchi che nascondo al loro interno sorprendenti scorci che meritano d’essere scoperti e ammirati.

Qualche acquisto in un negozio di ceramica locale per arricchire la collezione di magneti e portasi a casa qualche ricordo della vacanza. Due totani color rosso carminio faranno la loro sporca figura in cucina a casa.

Ritorniamo su viale Umberto I e quasi in prossimità del ponte che collega la città moderna all’isola di Ortigia veniamo adescati dal proprietario di Siamo Fritti ( guarda la pagina Facebook ) una tipica friggitoria siciliana, che ci tenta con frittatine con asparagi di mare, calamari fritti e la delizia fattasi persona pane e panelle.

Torniamo al nostro appartamento giusto in tempo per preparaci alla messa in scena di Alcesti ( guarda le foto della prima ) presso l’antico teatro greco dell’area archeologica di Siracusa. Tantissima gente che ordinata si distribuisce sugli antichi spalti e silenziosa assiste alla rappresentazione del dramma. E’ un esperienza davvero unica che consiglio a tutti.

Per cena torniamo sull’isola di Ortigia e ci concediamo un menù degustazione di quattro portate a Regina Lucia ( guarda la pagina Facebook ). Come benvenuto un calice di spumante frizzane e una polpettina di pesce, seguono polipo con patate, un raviolone ripieno di branzino e condito con basilico e pinoli, spaghetti con frutti di mare, un tonno scottato e si chiude con un tris di dolci. Tutto davvero molto buono ma privo di un filo conduttore. Imperdonabile, per il livello del ristorane, la disorganizzazione in sala. Vi tralascio i dettagli.

Dopo il caffè si torna a piedi, giusto per smaltire un poco la cena e favorire la digestione, verso l’appartamento. Dove crolliamo esausti tra le braccia di Morfeo nel giro di quale minuto.

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“Lo sai perché mi piace cucinare?” “No, perché?” “Perché dopo una giornata in cui niente è sicuro, e una torna a casa e sa con certezza che aggiungendo al cioccolato rossi d’uovo, zucchero e latte l’impasto si addensa: è un tale conforto!” - Giulia Child

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